Ieri - 5 giugno - a Palazzo Civico, in sala Carpanini, si è svolto il "convegno", come è stato pomposamente definito l'incontro organizzato dai "moderati", che aveva lo scopo di sostenere le tesi a favore della costruzione del nuovo ospedale Maria Vittoria nel parco della Pellerina.
Per raggiungere l'obiettivo di convincere i "convenuti al convegno" il gran capo della tribù dei moderati ha messo su una rosa di tecnici (invero solo due: il Direttore generale dell'Asl Picco e il Presidente dell'Ordine dei Medici Giustetto), accompagnati da un generoso numero di esponenti del suo partito e degli alleati (il pd e tali demos in comune).
In apertura un contributo video di Stefano, come lo chiama confidenzialmente Picco nel suo successivo intervento: Stefano è dispiaciuto di non essere presente in questa importante occasione; ciò non gli impedisce comunque di far ripartire la litania della grave situazione degli ospedali torinesi, della straordinaria convergenza raggiunta da Regione e Comune sul progetto. Progetto che è stato oggetto di confronto approfondito anche con i cittadini... confronto di cui i Comitati che lo contrastano non hanno avuto notizia e ai quali è stato reso difficoltoso persino accedere alla documentazione progettuale.
A seguire prendono parola i vari esponenti del partito di Portas, portabandiera del “sì” ad ogni opera, soprattutto se contrastata dai soliti oppositori ideologici di estrema sinistra. Portas, bontà sua, concede però ai cittadini il diritto di presentare tutti i ricorsi che vogliono, tanto, si legge nel sottinteso, non andranno da nessuna parte…
Qualche alleato interviene ripetendo a pappagallo le parole d’ordine che vanno per la maggiore nella sala. Poi è la volta del tecnico per eccellenza: il direttore Picco il quale dispone un armamentario di diapositive con immagini del futuro ospedale, magnificandone le grandiose novità, ma evitando di ricordare che per evitare di andare sott’acqua alla prossima probabilissima alluvione occorre innalzare a sei metri il piano di ingresso. Non una parola sulle molteplici criticità segnalate dai Comitati, e nessuna possibilità per i giornalisti presenti e per il pubblico di far domande o esprimere dubbi.
I rappresentanti del comitato “Assemblea Pellerina No Ospedale nel Parco” presenti in sala Carpanini manifestavano anche all’esterno del palazzo.
Quello che più è emerso è l’ipocrisia di politici e tecnici i quali, nel tentativo di giustificare la localizzazione del nuovo Maria Vittoria in un parco, rifacendosi, alle esperienze di edilizia sanitaria nella “civile nord Europa”. Come già Lo Russo nel suo intervento di apertura del “convegno”, ci informano di come sia bello per i malati potersi affacciare dalla finestra della loro stanza e vedere le chiome degli alberi e gustare il verde intorno.
Peccato che negli ospedali, se non in casi di particolare gravità, si viene trattenuti il meno possibile e quindi tutto questo tempo per guardare la natura dalle finestre, pare non esserci, ma tant’è, anche questo argomento viene strumentalmente messo in campo a favore di giornalisti e per accaparrarsi il consenso di quella sparuta pattuglia di cittadini comuni che hanno partecipato all’incontro.
Quello che più risalta da questa convention è che, nonostante siano stati più volte individuati nei vari interventi dei politici e dello stesso Picco come velleitari, i ricorsi dei Comitati ambientalisti cittadini abbiano prodotto evidenti segnali di timore che le cose potrebbero non andare come vorrebbero dalle parti di Regione e Comune.
Ecco dunque spiegata la motivazione di questo evento, messo su con grande fretta dai fedeli alleati di Lo Russo e più accesi sostenitori delle grandi opere. Incontro in cui non sono state lesinate critiche ai cittadini che si oppongono, accusati di posizioni e preclusioni prettamente ideologiche, ai quali non è stato però concesso il diritto di replica.
Un autentico terrorismo istituzionale e mediatico subito rimbalzato sulle pagine dei giornali di regime che riportano le pressanti necessità evidenziate dal “convegno”, primo tra tutti i tempi di realizzazione che non possono essere dilazionati.
Ma il principale intento di questo "convegno" a noi pare essere principalmente quello di lanciare messaggi a quel Consiglio di Stato che dovrà decidere sul ricorso, evidentemente non così velleitario, dei comitati.
