L’articolo pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano conferma l’impressione che, come Percorso Torino 2027, già avevamo.
I black out che si sono succeduti a Torino nei giorni scorsi, frutto dell’obsolescenza della rete a fronte di un’ondata di caldo anticipata, ma non imprevedibile, derivano anche da una politica, da parte di Iren, più spostata sulla finanza che sugli investimenti necessari, in questo caso, per la manutenzione e l’ammodernamento delle reti.
I dati riportati nell’articolo parlano di un utile netto di 301 milioni, con dividendi che ammontano a 180 milioni, in crescita annua dell’8%. La quota di utili distribuiti è del 59.8%, il rendimento delle azioni risulta pari al 6,7%, superiore al dato di Acea-Roma (4,3), A2A-Milano (4,34), Hera-Bologna (4,15).
Nel 2025 Iren ha investito circa 125 milioni sulla rete. Considerando l’investimento per cliente si ha una quota di 171€, inferiore del 39,5% alla media di 283€. Ora Iren corre ai ripari, annunciando un aumento degli investimenti e l’attivazione di una “task force” per l’estate. Ma intanto i black out sono comparsi già coi primi caldi, certamente arrivati in anticipo, ma forse non inattesi, in quest’epoca di riscaldamento globale.
Lo stesso articolo del Fatto riporta che già da mesi le organizzazioni sindacali presenti in Iren segnalano questioni importanti, che vanno affrontate: dal divario tra alti dividendi e tagli al personale operativo interno, al ricorso eccessivo ad appalti e subappalti. Non bastano le “task force”, se non si pongono lavoratori e lavoratrici in grado di intervenire adeguatamente, se non si preservano le competenze interne.
Ma, soprattutto, bisogna tornare a concepire la distribuzione di energia (oggi più che mai al centro dell’attenzione) come un servizio da rendere alla cittadinanza, e non come un’occasione per distribuire dividendi.
