24 giugno 2026

1 luglio, ore 17.30: incontro pubblico sul nuovo Piano Regolatore

Per ascoltare i  contributi:

Alessandro Volpi
(link) 
 
Maria Teresa Roli (link)
 
Paolo Berdini (link) 
 
 
Un nuovo Piano Regolatore che non promuove i servizi pubblici né tutela il verde pubblico ma densifica ancora le aree già sature di abitanti, indifferente all’emergenza abitativa ma che prevede nuovi milioni di metri cubi di cemento quando esistono invece migliaia di alloggi vuoti. E che rinuncia al potere di governo del territorio da parte del Comune in favore del potere dei privati.

Le parole prevalenti nel nuovo Piano sono investimenti, privato, messa a valore: non una parola su servizi per la cittadinanza, sulla città degli ultimi e su quella tra le più inquinate d’Europa.

Come avevamo già messo in rilievo il 20 maggio https://torino2027.blogspot.com/2026/05/scriviamo-un-milione-di-osservazioni.html 

e l’8 maggio scorsi
https://torino2027.blogspot.com/2026/05/il-piano-va-veloce-ma-senza-i-cittadini.html

per l’ennesima volta la Giunta e il Consiglio  comunali di Torino prendono in modo non trasparente decisioni importanti che impattano su noi cittadin*, sul nostro diritto a una buona qualità della vita, al verde, alla salute.

Torino 2027 ritiene che i cittadini e le cittadine di Torino devono essere mess* a conoscenza del disegno di città che va concretizzarsi come conseguenza delle decisioni del Comune sul nuovo Piano Regolatore, quello di una città distante dai bisogni degli abitanti e invece vicina a chi cerca investimenti lucrosi. L’incontro pubblico del 1 luglio vuole contribuire a rendere consapevole la cittadinanza di cosa sta accadendo o accadrà e per farlo sono state invitate persone che, dal punto di vista delle rispettive esperienze, possono evidenziare aspetti e problemi non semplici da rinvenire nella voluminosa e difficile da comprendere documentazione di cui il piano è composto.

Ma come sempre la consapevolezza non è sufficiente, occorre anche agire. Torino 2027 condivide e sostiene le iniziative  dal basso che comitati, movimenti, gruppi, associazioni e cittadin* singol* stanno portando avanti  sollecitando dall'esterno l'amministrazione comunale a confrontarsi pubblicamente sul nuovo Piano Regolatore e a fornire risposta pubblica alle numerose osservazioni arrivate al suo progetto preliminare. Sarà però anche importante che le istanze emerse dal basso sulle questioni contenute nel nuovo Piano possano essere rappresentate direttamente nel Comune: per questo vogliamo impegnarci affinché alle prossime elezioni amministrative del 2027, alle quali vogliamo prendere parte, una rappresentanza possa essere eletta nel Consiglio Comunale, portando al suo interno le istanze della cittadinanza e riportando al suo esterno quanto succede  “nella stanza dei bottoni”.

mercoledì 1 luglio 2026, ore 17.30
Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13 Torino

Di chi è Torino? il nuovo Piano Regolatore,

tra bene comune e speculazione

incontro pubblico, intervengono

Maria Teresa ROLI (Italia Nostra)
Cosa nasconde il nuovo Piano Regolatore di Torino

Alessandro VOLPI (Università di Pisa), in collegamento video
Le mani della grande finanza sulle città

Paolo BERDINI (Urbanista), in collegamento video
Trasformazioni urbane e consumo di suolo


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23 giugno 2026

PERCORSO TORINO 2027 NELLA GIORNATA MONDIALE DEL SERVIZIO PUBBLICO

 


 

Quasi ogni giorno è la Giornata Mondiale di qualche cosa. Sarà quindi sfuggito ai più che oggi, 23 giugno, è la Giornata Mondiale del Servizio Pubblico,  Public Service Day, istituita dall’ONU nel 2003. 

Da che è stata istituita (ma anche prima) i Servizi Pubblici si sono sempre più ridotti, in nome dell’ideologia della privatizzazione, che ha come risultato la progressiva penalizzazione delle persone che, pagando le tasse e non avendo “santi in paradiso”, usufruiscono del servizio pubblico, dalla Sanità, alla Scuola, ai Trasporti. E quindi questa rischia oggi di essere la Giornata del Servizio Pubblico in Estinzione


Noi, come Percorso Torino 2027, pensiamo invece che questa possa e debba essere una giornata di riflessione, finalizzata all’azione dal basso, affinchè il Servizio Pubblico torni ad essere al centro dell’attenzione e dell’impegno da parte dello Stato e delle sue articolazioni locali, con attenzione costante alla partecipazione dei cittadini e delle cittadine. 
Non siamo più disposti a subire una situazione in cui le città (compresa la nostra) sono governate, di fatto, dalla speculazione e dalla finanza. E dove lo stesso lavoro pubblico viene bistrattato, per cui il Comune di Torino (tanto per fare un esempio) ha dimezzato il suo Personale interno, affidando sempre di più il servizio pubblico ad una  catena di  appalti e subappalti e ora anche all’IA (per rispondere alle osservazioni della cittadinanza sul nuovo Piano Regolatore). O dove aprono Case di Comunità in cui il Personale non c’è, e non possono quindi funzionare. 

E sono i motivi per cui continuiamo ad affermare l’idea di una Città Pubblica, con al centro le persone e i loro bisogni. 
Perché ogni giorno sia, davvero, la giornata del Servizio Pubblico! 

21 giugno 2026

mercoledì 1 luglio, incontro pubblico: "Di chi è Torino? Il nuovo Piano Regolatore, tra bene comune e speculazione"

mercoledì 1 luglio 2026, ore 17.30
Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13 Torino

Di chi è Torino? il nuovo Piano Regolatore, tra bene comune e speculazione

incontro pubblico, intervengono

Maria Teresa ROLI (Italia Nostra)
Cosa nasconde il nuovo Piano Regolatore di Torino

Alessandro VOLPI (Università di Pisa), in collegamento video
Le mani della grande finanza sulle città

Paolo BERDINI (Urbanista), in collegamento video
Trasformazioni urbane e consumo di suolo

18 giugno 2026

Nucleare, no grazie !

In recenti dichiarazioni, a margine del dibattito organizzato dal Ministero dell’Ambiente, con la partecipazione del ministro Pichetto Fratin, dal titolo: “Da Fermi al futuro”, che si è svolto lo scorso 16 giugno, il sindaco Lo Russo si è lanciato in alcune esternazioni che costituiscono un’apertura all’uso dell’energia nucleare. Come intrepretare diversamente, del resto, una frase (riportata da La Stampa) in cui Lo Russo dice: “Il nucleare contribuisce alla decarbonizzazione? La risposta è certamente sì. Ma questo non elimina il ruolo delle fonti rinnovabili”. Sì al nucleare, dunque, ma - bontà sua - senza escludere del tutto le rinnovabili. Secondo Lo Russo il tema va affrontato “senza ideologie”. A parte un problema fondamentale di democrazia (i referendum che hanno bocciato l’uso del nucleare), ragioniamo, allora, su alcuni fatti.

  • Il costo (fattore ritenuto fondamentale anche da Lo Russo) delle rinnovabili (eolico, fotovoltaico) è diminuito negli anni di circa il 90%; il costo del nucleare è invece in crescita.

  • Per avere una nuova centrale nucleare servirebbero almeno 15 anni, mentre il problema è oggi, e le rinnovabili sono disponibili in tempi brevi.

  • L’Italia non possiede uranio, e quindi, dalla dipendenza del fossile si passerebbe alla dipendenza dall’uranio.

  • Dopo 40 anni, il problema delle scorie resta irrisolto: non si riesce nemmeno a trovare il luogo per il loro deposito, mentre in Piemonte ce le ritroviamo a Saluggia, in un territorio a rischio esondazione; una volta stoccate, le scorie venno tenute sotto controllo per almeno 300 anni.

Che senso ha, allora un’apertura all’uso di un‘energia non immediatamente disponibile e che resta tutt’ora assai pericolosa (visto che la fusione, verso la quale occorre comunque mantenere una posizione di precauzione) è di là da venire? Si pensi, piuttosto, a togliere gli ostacoli burocratici verso le energie rinnovabili, anziché lanciarsi, senza basi concrete, in dichiarazioni di “apertura” che non hanno alcuna ragione di essere!

13 giugno 2026

Parco del Meisino, la devastazione ambientale continua: arriva il CONI e il Comune stende il tappeto rosso

Negli ultimi tre anni il parco del Meisino è stato al centro di cantieri e mobilitazioni cittadine.

Nel 2024 la Città di Torino ha avviato la costruzione del “Centro per l’Educazione Sportiva e Ambientale” all’interno della Zona di Protezione Speciale del Meisino, parte della Rete Natura 2000. Fin dall’inizio i comitati hanno denunciato l’incongruenza di nuove edificazioni in un’area che dovrebbe essere oggetto di interventi di ripristino ambientale entro il 2030. Da allora si sono susseguiti presidi, volantinaggi e proteste per chiedere lo stop ai lavori e il rispetto dei vincoli ambientali.

Nel frattempo i cantieri sono proseguiti e, secondo i comitati, la componente ambientale del progetto si è progressivamente ridotta a favore di impianti sportivi, fino all’ultimo passaggio del 9 giugno 2026.

Da TorinoClick si apprende che la Città di Torino ha avviato un confronto con il CONI CR Piemonte dopo la manifestazione di interesse inviata il 3 giugno per la gestione del futuro Centro del Meisino. Nella stessa seduta del 9 giugno, la Giunta ha preso atto della proposta approvando la delibera dell’assessore allo Sport Domenico Carretta.

Nella lettera il CONI indica, oltre alle attività sportive per le scuole, l’utilizzo della struttura per formazione, riunioni operative, coworking, hub di innovazione sportiva ed eventi. Non vi è invece alcun riferimento all’educazione ambientale, alla didattica naturalistica o alla tutela della ZPS e della Rete Natura 2000.

Per i comitati ciò rappresenta uno snaturamento del progetto originario: il Meisino rischia di essere trasformato da area naturale protetta e bene pubblico a polo sportivo multidisciplinare.

Come già richiesto dalla Consulta Ambiente e Verde del Consiglio Comunale, chiediamo alla Giunta di chiarire:

* la manifestazione di interesse del CONI è arrivata a seguito di un invito pubblico?
* in caso contrario, verrà aperto un bando pubblico per l’affidamento della gestione?
* come verranno garantite le attività di educazione ambientale e didattica naturalistica previste per un’area Natura 2000?
* la proposta del CONI è stata presentata prima della stesura del Regolamento di gestione del Centro?

I cittadini e le cittadine continueranno a mobilitarsi perché il Meisino è un patrimonio pubblico e ambientale della città. Le decisioni sul suo futuro devono avvenire con trasparenza e nel rispetto delle finalità di tutela dell’area.

Il comitato Salviamo il Meisino ha indirizzato, sulla questione, una lettera aperta a Comune, CONI, Ente parco del Po e associazionismo ambientalista" https://t.me/c/1730497259/5889

12 giugno 2026

15 anni dal referendum disatteso da tutti i governi ma la battaglia continua.

 


Condividiamo il comunicato del Forum Nazionale Movimenti per l'acqua a 15 anni dalla vittoria referendaria, impunemente disattesa da tutti i governi che da allora si sono succeduti. 
 
La battaglia per la difesa dell'acqua bene comune dagli attacchi della speculazione finanziaria, dagli sprechi, dall'inquinamento è sempre viva, a cominciare dai territori. 
 
Percorso Torino 2027 la sostiene con la consapevolezza che, a causa del cambiamento climatico e dell'incuria delle classi dirigenti, le risorse idriche saranno sempre più preziose e meno disponibili nel prossimo futuro.
 

11 giugno 2026

LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE VA FERMATA: A TORINO E IN PIEMONTE

La FIOM chiama alla mobilitazione contro la deindustrializzazione di Torino e del Piemonte per lunedì 15 giugno, con un presidio sotto il grattacielo della Regione Piemonte. Presidio e protesta che dovrebbero estendersi al Comune di Torino, dato che entrambi gli enti, nei confronti delle scelte di smantellamento degli stabilimenti cittadini  da parte di FIAT-FCA-Stellantis, non hanno mai svolto alcun ruolo di contrasto, limitandosi ad “accompagnarle” con elemosine ed esortazioni a non penalizzare troppo il territorio.

Non dimentichiamo  poi che i rispettivi vertici istituzionali sono stati ben contenti di partecipare a fotografie di gruppo assieme a proprietà e amministratori delegati, responsabili delle decine di migliaia di licenziamenti che hanno depauperato il patrimonio industriale e del lavoro cittadino come conseguenza dello spostamento all’estero delle produzioni.

Come Torino 2027 condividiamo la necessità di una mobilitazione popolare dal basso su questi temi, oggi quanto mai necessaria. E crediamo che essa debba essere anche l’occasione per arricchire la lotta di adeguati contenuti, quali, ad esempio, a proposito della produzione di veicoli, la richiesta di apertura a nuovi produttori, nel caso anche cinesi, con precisi vincoli produttivi, occupazionali e sulle aree dismesse. Oppure l’ingresso di capitale pubblico nelle proprietà aziendali, per avere peso nelle decisioni e non solamente come puro sostegno finanziario. Oppure ancora l’orientamento verso veicoli eco-compatibili e la mobilità pubblica.

Ci risulta chiaro che per avere un cambio di passo occorre costruire un’alternativa anche a livello di enti locali, a cominciare dal porre vincoli sulla destinazione d’uso delle aree industriali dismesse. Per questo motivo Torino 2027 si ripropone di aprire quanto prima un confronto pubblico cittadino.

06 giugno 2026

Moderati a convegno: i talebani del sì all'ospedale nel parco



 

Ieri - 5 giugno - a Palazzo Civico, in sala Carpanini, si è svolto il "convegno", come è stato pomposamente definito l'incontro organizzato dai "moderati", che aveva lo scopo di sostenere le tesi a favore della costruzione del nuovo ospedale Maria Vittoria nel parco della Pellerina

Per raggiungere l'obiettivo di convincere i "convenuti al convegno" il gran capo della tribù dei moderati ha messo su una rosa di tecnici (invero solo due: il Direttore generale dell'Asl Picco e il Presidente dell'Ordine dei Medici Giustetto), accompagnati da un generoso numero di esponenti del suo partito e degli alleati (il pd e tali demos in comune). 

In apertura un contributo video di Stefano, come lo chiama confidenzialmente Picco nel suo successivo intervento: Stefano è dispiaciuto di non essere presente in questa importante occasione; ciò non gli impedisce comunque di far ripartire la litania della grave situazione degli ospedali torinesi, della straordinaria convergenza raggiunta da Regione e Comune sul progetto. Progetto che è stato oggetto di confronto approfondito anche con i cittadini... confronto di cui i Comitati che lo contrastano non hanno avuto notizia e ai quali è stato reso difficoltoso persino accedere alla documentazione progettuale

A seguire prendono parola i vari esponenti del partito di Portas, portabandiera del “sì” ad ogni opera, soprattutto se contrastata dai soliti oppositori ideologici di estrema sinistra. Portas, bontà sua, concede però ai cittadini il diritto di presentare tutti i ricorsi che vogliono, tanto, si legge nel sottinteso, non andranno da nessuna parte… 

Qualche alleato interviene ripetendo a pappagallo le parole d’ordine che vanno per la maggiore nella sala. Poi è la volta del tecnico per eccellenza: il direttore  Picco il quale dispone un armamentario di diapositive con immagini del futuro ospedale, magnificandone le grandiose novità, ma evitando di ricordare che per evitare di andare sott’acqua alla prossima probabilissima alluvione occorre innalzare a sei metri il piano di ingresso. Non una parola sulle molteplici criticità segnalate dai Comitati, e nessuna possibilità per i giornalisti presenti e per il pubblico di far domande o esprimere dubbi

I rappresentanti del comitato  “Assemblea Pellerina No Ospedale nel Parco” presenti in sala Carpanini manifestavano anche all’esterno del palazzo. 

Quello che più è emerso è l’ipocrisia di politici e tecnici i quali, nel tentativo di giustificare la localizzazione del nuovo Maria Vittoria in un parco, si rifacevano alle esperienze di edilizia sanitaria nella “civile nord Europa”. Come già Lo Russo nel suo intervento di apertura del “convegno”, ci informano di come sia bello per i malati potersi affacciare dalla finestra della loro stanza e vedere le chiome degli alberi e gustare il verde intorno. 

Peccato che negli ospedali, se non in casi di particolare gravità, si viene trattenuti il meno possibile e quindi tutto questo tempo per guardare la natura dalle finestre pare non esserci, ma tant’è, anche questo argomento viene strumentalmente messo in campo a favore di giornalisti e per accaparrarsi il consenso di quella sparuta pattuglia di cittadini comuni che hanno partecipato all’incontro. 

Quello che più risalta da questa convention è che, nonostante siano stati più volte individuati nei vari interventi dei politici e dello stesso Picco come velleitari, i ricorsi dei Comitati ambientalisti cittadini abbiano prodotto evidenti segnali di timore che le cose potrebbero non andare come vorrebbero dalle parti di Regione e Comune

Ecco dunque spiegata la motivazione di questo evento, messo su con grande fretta dai fedeli alleati di Lo Russo e più accesi sostenitori delle grandi opere. Incontro in cui non sono state lesinate critiche ai cittadini che si oppongono, accusati di posizioni e preclusioni prettamente ideologiche, ai quali non è stato però concesso il diritto di replica. 
Un autentico terrorismo istituzionale e mediatico subito rimbalzato sulle pagine dei giornali di regime che riportano le pressanti necessità evidenziate dal “convegno”, primo tra tutti i tempi di realizzazione che non possono essere dilazionati. 

Ma il principale intento di questo "convegno" a noi pare essere principalmente quello di lanciare messaggi a quel Consiglio di Stato che dovrà decidere sul ricorso, evidentemente non così velleitario, dei comitati. 

04 giugno 2026

Un Black out…finanziario?





L’articolo pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano conferma l’impressione che, come Percorso Torino 2027, già avevamo. 
I black out che si sono succeduti a Torino nei giorni scorsi, frutto dell’obsolescenza della rete a fronte di un’ondata di caldo anticipata, ma non imprevedibile, derivano anche da una politica, da parte di Iren, più spostata sulla finanza che sugli investimenti necessari, in questo caso, per la manutenzione e l’ammodernamento delle reti. 

I dati riportati nell’articolo parlano di un utile netto di 301 milioni, con dividendi che ammontano a 180 milioni, in crescita annua dell’8%. La quota di utili distribuiti è del 59.8%, il rendimento delle azioni risulta pari al 6,7%, superiore al dato di Acea-Roma (4,3), A2A-Milano (4,34), Hera-Bologna (4,15). 

Nel 2025 Iren ha investito circa 125 milioni sulla rete. Considerando l’investimento per cliente si ha una quota di 171€, inferiore del 39,5% alla media di 283€. Ora Iren corre ai ripari, annunciando un aumento degli investimenti e l’attivazione di una “task force” per l’estate. Ma intanto i black out sono comparsi già coi primi caldi, certamente arrivati in anticipo, ma forse non inattesi, in quest’epoca di riscaldamento globale.

Lo stesso articolo del Fatto riporta che già da mesi le organizzazioni sindacali presenti in Iren segnalano questioni importanti, che vanno affrontate: dal divario tra alti dividendi e tagli al personale operativo interno, al ricorso eccessivo ad appalti e subappalti. Non bastano le “task force”, se non si pongono lavoratori e lavoratrici in grado di intervenire adeguatamente, se non si preservano le competenze interne. 

Ma, soprattutto, bisogna tornare a concepire la distribuzione di energia (oggi più che mai al centro dell’attenzione) come un servizio da rendere alla cittadinanza, e non come un’occasione per distribuire dividendi.