Non dimentichiamo poi che i rispettivi vertici istituzionali sono stati ben contenti di partecipare a fotografie di gruppo assieme a proprietà e amministratori delegati, responsabili delle decine di migliaia di licenziamenti che hanno depauperato il patrimonio industriale e del lavoro cittadino come conseguenza dello spostamento all’estero delle produzioni.
Come Torino 2027 condividiamo la necessità di una mobilitazione popolare dal basso su questi temi, oggi quanto mai necessaria. E crediamo che essa debba essere anche l’occasione per arricchire la lotta di adeguati contenuti, quali, ad esempio, a proposito della produzione di veicoli, la richiesta di apertura a nuovi produttori, nel caso anche cinesi, con precisi vincoli produttivi, occupazionali e sulle aree dismesse. Oppure l’ingresso di capitale pubblico nelle proprietà aziendali, per avere peso nelle decisioni e non solamente come puro sostegno finanziario. Oppure ancora l’orientamento verso veicoli eco-compatibili e la mobilità pubblica.
Ci risulta chiaro che per avere un cambio di passo occorre costruire un’alternativa anche a livello di enti locali, a cominciare dal porre vincoli sulla destinazione d’uso delle aree industriali dismesse. Per questo motivo Torino 2027 si ripropone di aprire quanto prima un confronto pubblico cittadino.
