14 agosto 2026

L’ALTRA TORINO È VERDE SEMPRE, NON SOLO AD AGOSTO.

 


 

Finalmente anche sui mass media generalisti ci si è accorti del cambiamento climatico! Lo apprezziamo e lo abbiamo sempre evidenziato, perché molti di noi arrivano da esperienze di attivismo ambientalista e tutti sappiamo quanto la questione delle misure da prendere per limitare l’impatto del cambiamento climatico siano prioritarie.

Tuttavia il cambiamento climatico non è una tragedia inviataci da chissà quale divinità per farci espiare chissà quale peccato ma è una attività umana, che deriva dall’insensato sfruttamento delle risorse naturali per aumentare guadagni in un sistema capitalistico di mercato che prevede la chimera dello sviluppo infinito ma che si risolve invece nello sfruttamento di altri esseri umani e della natura, affinché pochi possano avere sempre di più e molti sempre di meno.

A Torino il problema dell’ambiente si intreccia a molte altre questioni che cerchiamo di sottolineare tutti i giorni. 
Si intreccia con la proposta del nuovo piano regolatore, che sulla questione del verde urbano racconta fuffa, con la cosiddetta "riqualificazione" del Meisino, con l’edificazione di un nuovo ospedale in un parco, con un sistema di trasporto pubblico e di mobilità urbana che costringe nei fatti ad utilizzare l’automobile privata, se la si ha, ovviamente, per spostarsi, con la solfa dei Grandi Eventi sul cui altare vengono sacrificati spazi verdi e pubblici, con il problema dell’acqua che dovrebbe essere pubblica ma che è sempre più privata, costosa e in sovrappiù sprecata, come se non fosse una risorsa preziosa. 

E naturalmente, con buona pace di chi si dice ambientalista ma poi vota SEMPRE a favore di tutti i provvedimenti che nei fatti impattano negativamente sull'ambiente, salvo poi stracciarsi le vesti sui giornali e in televisione.

E ancora di più si intreccia con le disuguaglianze sociali ed economiche che nella nostra città sono evidenti in alcune aree, in particolare quelle periferiche, ma non solo, perché sono anche direttamente proporzionali al reddito di ciascuno, dove la carenza di verde pubblico è maggiore, dove le abitazioni non sono adeguate e non si ha la possibilità economica di trascorrere un periodo di vacanza in luogo più fresco.

Abbiamo quindi deciso di dedicare spazio sui nostri social alla questione dell’ambiente e continueremo a farlo nei prossimi giorni, per sensibilizzare, attraverso brevi video informativi sul nostro account instagram, attraverso l’intervista ai nostri portavoce, attraverso articoli e riflessioni, che ci auguriamo di ricevere da chi legge o ascolta.

Sarà una questione centrale del nostro programma elettorale che stiamo costruendo assieme a tutte le persone interessate a questo tema.

 

A TORINO IL CALDO è UN FATTO DI CLASSE

 

 
 
Intervista su dignità TV a Simona Bombieri e Giovanni Limone, portavoce de L'altra Torino.
 
Un confronto su questa estate bollente che non rappresenta un'emergenza passeggera, ma una condizione strutturale dettata dal cambiamento climatico, fonte di disuguaglianze sociali, con impatti sproporzionati sulla popolazione più fragile.
Per affrontare la sfida del cambiamento climatico occorre una visione d'insieme capace di connettere e tutelare ogni settore critico: lavoro, sanità, urbanistica, difesa del verde
 

05 agosto 2026

Autonomia Differenziata: Sindaco Lo Russo, se ci sei batti un colpo!

 

 


 I “Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata” prendono posizione a proposito del procedere, malgrado il caldo torrido di questi giorni, delle pre-intese sull’Autonomia Differenziata con le Regioni Piemonte, Veneto, Liguria, Lombardia.

Segnaliamo in particolare l’apertura del comunicato, dove si legge: “Il fatto che il Governo in pieno luglio abbia - con un vero e proprio colpo di mano, prima al Senato e poi alla Camera - approvato le risoluzioni per consegnare la potestà legislativa a Veneto, Liguria, Lombardia, Piemonte su professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità, non ha generato alcuna reazione particolare da parte dei Sindaci dei capoluoghi di quelle Regioni (…). Un silenzio misterioso, considerate le circostanze: tacciono coloro che dall’Autonomia Differenziata non possono che vedere modificate le proprie prerogative e i propri poteri. In peggio

Evidentemente i Sindaci di Milano, Genova e Torino o stanno sottovalutando o ignorano i danni che l’Autonomia Differenziata da parte delle Regioni di cui sono capoluogo provocherebbe loro”.

Condividiamo in pieno le valutazioni espresse dai Comitati: la lotta contro l’Autonomia Differenziata non può essere lasciata ai soli sforzi dei Comitati stessi. Richiede un supporto immediato da parte di quelle istituzioni che, almeno a parole, si sono dichiarate contrarie al processo di spaccatura del Paese. 


Giriamo quindi al Sindaco di Torino Lo Russo un invito pressante a farsi sentire: se ci sei, batti un colpo! Tanto più che invece i sindaci di altre città, (ad esempio in Puglia e in Emilia Romagna) lo stanno facendo, con un appello su cui si stanno raccogliendo le sottoscrizioni.

Ci uniamo quindi senz’altro a quell’appello, che chiede “l’immediata sospensione del procedimento relativo agli schemi di intesa preliminare”, dando sin da subito la nostra adesione e offrendo il nostro contributo a tutte le iniziative che si vorranno intraprendere in quella direzione.

03 agosto 2026

CITTÀ DELL’AEROSPAZIO: INIZIANO I LAVORI - UN FUTURO DI GUERRA PER TORINO

 


I giornali annunciano con la grancassa l’inizio delle demolizioni che darebbero l’avvio alla costruzione della Città dell’Aerospazio di corso Marche. Come se fosse una bella notizia. Si tratta, in realtà, di un primo passo verso la catastrofe. Perché? Perché ci stanno costruendo un futuro che prevede la trasformazione della nostra città in un polo di produzione e ricerca per l’industria bellica.

E’ infatti del tutto evidente come l’Aerospazio sia ormai strettamente legato (ma forse lo è sempre stato, magari con minore evidenza) ad un uso di guerra (definizione degli obbiettivi, studio del territorio). 

E Torino, in particolare con lo stabilimento Leonardo di Caselle, è già un luogo di produzione per la guerra (F 35, caccia Eurofighter e, in prospettiva, il progetto per i nuovi caccia GCAP, sviluppato con Giappone e Regno Unito). Con la piena collaborazione del Politecnico, che diventa produttore di una cultura di guerra, e con la totale acquiescenza dell’Amministrazione comunale

Contro questa trasformazione ci riteniamo impegnati, a fianco delle molte realtà che sul territorio torinese si stanno battendo nella stessa direzione (compresi molti docenti del Politecnico). 

Questa trasformazione della città la renderebbe inevitabilmente (nei tempi convulsi di guerra incombente che stiamo vivendo) un potenziale obiettivo bellico, con la richiesta di “sorveglianza” che ne deriverebbe e la conseguente ulteriore militarizzazione del territorio.  

Contrariamente all’illusione, sparsa a piene mani da politici e media, che ciò possa contrastare la situazione di crisi industriale che stiamo vivendo, tutti sanno che l’occupazione che potrebbe prodursi nell’industria bellica e dell’aerospazio non potrà mai andare a sostituire i moltissimi posti di lavoro persi, ad esempio, con la crisi di Stellantis e dell’automotive. Senza dimenticare che la costruzione della Città dell’Aerospazio muove soldi pubblici e speculazione sulle aree, sollevando grandi “appetiti”, che, al momento, sembrano prevalere anche sulla “fretta” di costruire la struttura, i cui lavori, il cui inizio viene tanto strombazzato, procedono più lentamente (e non saremo certo noi a sostenerne l’accelerazione), di quanto ipotizzato dai suoi stessi promotori. 

Tutte ragioni per le quali l’inizio delle demolizioni non è per noi una buona notizia, ma costituisce invece un’ulteriore spinta per mobilitarci e per cercare di costruire un movimento di massa, nella città, contro la costruzione della Città dell’Aerospazio e contro la cultura di morte che dietro vi si nasconde.
 

01 agosto 2026

E…STATE IN CITTÀ

 


L’ondata di calore, frutto del cambiamento climatico, frutto a sua volta dell’attività umana e di precise scelte politiche a tutti i livelli, investe nuovamente la città. Ce lo ricorda anche Extinction Rebellion,  che ha proiettato sulla Mole la scritta: “Questo caldo è una scelta politica”. Un riferimento, - come spiega il loro comunicato stampa -  alle responsabilità politiche di chi, secondo il movimento, negli anni ha minimizzato la gravità della crisi e ha fatto scelte che vanno in direzione contraria”.

Due notizie riportate dai quotidiani di oggi (sabato 1 agosto) avvalorano questa affermazione, che ha naturalmente un significato più generale. 

In questa situazione, infatti, malgrado l’ordinanza di fermo delle attività fra le 12.30 e le 16, emessa dalla Regione (che non prevede sanzioni!), chi è costretto a lavorare nei numerosi cantieri della città, continua a doverlo fare anche nelle ore più calde. Ancora più grave e inaccettabile, ciò avviene anche nei cantieri che lavorano per il Comune di Torino, dal Valentino a via Roma. Si apprende inoltre che “Palazzo Civico chiarisce che farla rispettare non è responsabilità del Comune, ma spetta alle singole imprese appaltatrici, anche quando operano per conto dell’Amministrazione.” 
Tale affermazione è inammissibile. Non è possibile che un Ente Pubblico non faccia rispettare la normativa sul lavoro prevista a tutela della salute dei lavoratori, rifugiandosi dietro cavilli burocratici.

E, come di consueto, GTT ha provveduto a sospendere le corse di molte linee, quest'anno ben 36, e a ridurre l'orario di altre. L’elenco delle sospensioni/limitazioni è lungo e comprende, per un paio di domeniche, anche la metro. Evidentemente i nostri solerti amministratori (e GTT) pensano che un servizio pubblico possa funzionare a singhiozzo, costringendo chi lo utilizza (cioè le fasce di cittadinanza meno ricche), a ulteriori disagi rispetto a quelli già subiti tutto l'anno. Sì, perché la riduzione delle frequenze di passaggio dei mezzi è costante, e pesantissima per molte linee, ormai da anni. Tutto ciò è frutto non solo di carenza di risorse (tema sul quale si dovrebbe aprire una serio ragionamento sulle responsabilità) ma di una concezione del trasporto pubblico subordinato a quello privato. Senza contare il contributo che così si dà all'inquinamento dell'aria e al riscaldamento globale, nel contesto di sofferenza economica nel quale vive una fascia sempre più ampia di popolazione. 
Ciò significa che il diritto alla mobilità sta venendo meno per chi un auto non se la può più permettere e il servizio pubblico diviene solo un centro di costo, piuttosto che un servizio da rendere alla cittadinanza.

L’estate in città porterà pesanti disagi per chi è costretto a lavorare all’aperto e per chi deve spostarsi per una visita medica o altre necessità, specie se non ha l'auto o non può permettersi un taxi. Questioni che poco interessano l'amministrazione comunale, come del caldo patito da chi non possiede un condizionatore o non ha i soldi per pagare le bollette. Evidentemente, come cantava Guccini "I politici han ben altro a cui pensare". 

photo credit: Extinction Rebellion