08 settembre 2026

INCONTRO PUBBLICO IN PRESENZA E ONLINE - una nuova industria, per i bisogni sociali, contro la guerra


 

MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026 ore 18.00
presso il CENTRO STUDI SERENO REGIS 
(via Garibaldi 13, Torino)

incontro pubblico

diretta online su zoom 
https://us06web.zoom.us/j/87691096609?pwd=SLww9dujAsrC8SpmFFJsPEYLjpeFWe.1 

con 

Gianni Mannori (FIOM Mirafiori Stellantis)
Francesca Governa (Politecnico di Torino)
Stefano Valerio (ricercatore socio-economico))
Interventi e testimonianze dalla città e dai posti di lavoro
Introduce: Fausto Cristofari (L'Altra Torino)

 

*per un percorso di partecipazione alternativo alla crisi industriale e al lavoro povero; 
*per produzioni utili ai bisogni della cittadinanza; 
*per dire no all’ipotesi di far diventare Torino un Polo dell’industria della guerra.  

Da 60.000 a 11.000 dipendenti e da 1 milione a 30.000 auto prodotte: questa è la parabola di Mirafiori. Peggio ancora se parliamo dell’industria a Torino, che pure aveva un indotto capace di eccellenze come Comau, i designer di fama, oltre alle centinaia di “boite” sul territorio. 
Eppure, questo declino non era inevitabile: se la proprietà avesse investito sul futuro dell’auto sostenibile, se lo Stato e le Amministrazioni Locali si fossero preoccupati della mobilità complessiva e non avessero solo assecondato le decisioni della “famiglia” - quella che poi ha venduto e ora investe in sanità privata e moda - le cose avrebbero potuto andare diversamente.

Invece Torino è  passata, nell'indifferenza degli amministratori pubblici, dalle attività industriali al primato della rendita fondiaria (supermercati e Bed and Breakfast) dal lavoro metalmeccanico, ma anche chimico, duro ma tutelato, al lavoro nel turismo, nella ristorazione, nei servizi, spesso con occupazione precaria, salari da fame e scarse tutele. Percorsi analoghi si verificano anche nel pubblico, dove il lavoro stabile viene sostituito da cooperative poco sociali, appalti al ribasso e precarietà a raffica.

Non possiamo e non vogliamo rassegnarci ad un percorso in cui le poche “isole” di sviluppo siano le aziende belliche, che fanno soldi sul clima di guerra - per altro sfruttando il finanziamento pubblico - o le istituzioni finanziarie che rastrellano i risparmi della gente. 

Vogliamo batterci per una città dove l’industria produca beni utili ai consumatori e alla comunità, sostenibili per l’ambiente; che soddisfi i bisogni primari dei cittadini, dai trasporti alla salute, all'istruzione, senza affidarli alla speculazione del privato; che tuteli chi lavora, in qualunque settore lo faccia, a partire dai settori controllati dal pubblico.

Per questo L'Altra Torino inizia un confronto con tanti soggetti che operano in città, dai sindacati ai comitati ambientalisti, per identificare obbiettivi e strumenti per costruire un’altra Torino, fatta di industrie sostenibili, di servizi, di luoghi di incontro, in cui lavoro, ambiente, consumi  e qualità della vita non siano in contrasto tra loro.