23 settembre 2026

MAI PIÙ SU QUESTE PISTE CICLABILI A TORINO.

 


MAI PIÙ SU QUESTE PISTE CICLABILI A TORINO.
di Maurizio Pagliassotti

Lo scorso tre giugno sono stato centrato in un rotonda che percorrevo in bici riportando diverse fratture trattate chirurgicamente. Stavo tornando a casa, in bici: avevo precedenza, ero ampiamente dentro la rotonda ma ho pensato maldestramente che l’auto che doveva fermarsi e farmi passare rispettasse il codice della strada e la mia vita. Quando ho capito che non era questo il caso ero già sdraiato sul cofano dell’auto con le gambe per aria. 

Poi l’impatto con la strada e rimani fermo lì, sdraiato in posizione fetale, incredulo perché sei ancora vivo.

La strada per noi ciclisti è un luogo pericoloso perché non importa se abbiamo ragione: alla fine conta solo quanto pesi, quanto sei grosso, quanto hai fretta.


Questa è la legge unica che regola il rapporto bici-auto, il vero codice della strada.



La promiscuità veicolare, la distrazione di tutti, questo incredibile e ridicolo identitarismo che separa chi
ha due ruote e chi quattro - uno dei molti che ammorbano questo mondo - portano il ciclista ad essere sempre un perdente.



L’asfalto è duro e fa male, anche se l’impatto è minimo.



Per questa ragione non uso più la bici a Torino: se posso e ho voglia uso i mezzi, altrimenti vado in auto.


In particolare evito tutte le piste ciclabili, tranne quelle di corso Agnelli-Vinzaglio e poche altre protette e separate fisicamente.



Le piste ciclabili sono delle trappole perfette: il ciclista gode di una protezione aleatoria, 
simbolica, che sulla strada viene semplicemente travolta.



Molte dovrebbero essere o cancellate definitivamente o separate fisicamente dal traffico
 automobilistico: lasciarle così, per altro mal ridotte, è di fatto una condanna.



Ho partecipato alle prime critical mass all’inizio degli anni duemila: occupavano la strada
 fisicamente, anche con metodi molto aggressivi.



Dopo oltre venti anni la situazione per molti ciclisti è peggiorata.



Sono necessari investimenti nella protezione fisica dei ciclisti che, ricordiamolo, con il suo
 semi inesistente impatto ambientale rende Torino più vivibile e quindi ricca.



Inutile parlare di educazione, di cultura, di processi che fino ad ora non si sono tenuti:
 troppo tardi, ogni giorno è un massacro. 

Chiedete ad un reparto ortopedia di un qualsiasi
 ospedale di Torino quanti ciclisti arrivano ogni giorno centrati e demoliti.



Il Comune deve procedere con la protezione fisica dei ciclisti da oggi, ripensando le piste
 ciclabili e facendo delle scelte che ci diano sicurezza fisica.

Sono dispiaciuto e turbato per il bimbo morto ieri e per il suo papà. Confido che questa
 ennesima tragedia porti ad una risposta seria da parte della comunità ciclistica torinese e
delle istituzioni.
 
(per scattare l'immagine a corredo dell'articolo è stato sufficiente andare sul balcone. si assiste costantemente all'occupazione della pista ciclabile da parte di autoveicoli che costringono i ciclisti a continue deviazioni - ndr)


BASTA PROMESSE DA MARINAIO: SERVE UN ALTRO MODELLO DI INDUSTRIA!

 


TORNA LA CASSA INTEGRAZIONE A MIRAFIORI
BASTA PROMESSE DA MARINAIO:
SERVE UN ALTRO MODELLO DI INDUSTRIA!

Stellantis ha comunicato il ritorno della Cassa Integrazione al reparto Carrozzerie di Mirafiori. Si tratta di un fatto grave, che getta anche un’ombra sulla conferma dei lavoratori interinali. Cade così la maschera, usata nelle scorse settimane, del mancato approvvigionamento di motori. I problemi sono con ogni evidenza ben più profondi.

In occasione dell’iniziativa sull’industria che L’altra Torino ha svolto lo scorso 8 settembre, avevamo condiviso le preoccupazioni di lavoratori e lavoratrici, sottolineando alcuni aspetti, che vanno anche oltre la stessa scelta di Stellantis di ritirarsi da Torino:

  •  Nel mercato dell’automotive in crisi e in trasformazione nulla è stato fatto per preparare il passaggio all’auto elettrica, dalle infrastrutture alle batterie; né si è pensato di progettare una nuova mobilità pubblica, accessibile a tutte e a tutti.
  • Se si vuole preservare una presenza industriale sul nostro territorio, occorre affrancarsi dalla persistente  e ingombrante presenza di Stellantis e della famiglia Agnelli/Elkann, che rappresenta un palese ostacolo verso qualsiasi diversa alternativa produttiva
  • Bisogna respingere le false sirene della produzione bellica, orientandosi invece verso la progettazione e la produzione di prodotti utili per la cittadinanza, in grado di rispondere alla crisi climatica e sociale che investe il territorio, con la creazione di nuovi lavori, che siano anche in grado di  fermare la valanga del “lavoro povero” che sta investendo Torino e il Paese.

Per fare questo, avremmo bisogno di amministrazioni pubbliche che smettessero di credere, come in questi anni hanno fatto la Regione Piemonte e il Comune di Torino, alle false promesse di Stellantis (ultime in ordine di tempo quelle dell’"italiano" Filosa), e iniziassero ad operare per una vera alternativa produttiva e sociale.

Il lavoro in corso per costruire una presenza de L’Altra Torino in consiglio comunale vuole appunto essere uno strumento che aiuti a sostenere concretamente questa alternativa.


22 settembre 2026

MEISINO: UNA INAUGURAZIONE FANTASMA PER UN PARCO ORMAI FANTASMA

 


 

Sabato scorso il sito di informazioni TorinoOggi ha comunicato che il prossimo venerdì 25 settembre alle ore 11 si svolgerà l'inaugurazione del sedicente Centro di educazione sportiva ed ambientale (sic!) fatto costruire dal Comune nel parco del Meisino con 11 milioni provenienti dal PNRR, che ha devastato la riserva naturale distruggendo prati, alberi e fauna sostituiti con piste e attrezzature sportive. 

Inaugurazione in pompa magna, alla presenza ovviamente del sindaco Lo Russo, degli assessori Carretta e Tresso, del presidente della Circoscrizione 7 Deri, e, si legge sulla grafica pubblicata dal sito, anche il presidente del CONI Piemonte, a cui il comune vorrebbe affidare la gestione della struttura. 

Cercando riscontro della notizia in rete, se ne trova l'annuncio nei risultati della ricerca su Google, con tanto di grafica e fonti, e rimando alla pagina decentramento del sito del Comune e su quella Facebook della circoscrizione 7. Ma cliccando sui rispettivi link si trova solo il messaggio che non si ha accesso al contenuto o che il contenuto è stato rimosso. Come se fosse stato pubblicato per sbaglio e quindi poi nascosto, ma non prima che Google facesse in tempo a registrarlo nella propria memoria.
Il comitato Salviamo il Meisino, appresa la notizia fantasma della possibile inaugurazione, ha comunque organizzato una colazione di benvenuto alle 10 del mattino, a cui in ogni caso è utile partecipare anche per rendersi conto dello scempio fatto del parco dall'amministrazione comunale. 

Nessun'altra notizia compare ancora oggi, a tre giorni dall'evento, sul sito del Comune di Torino nella parte relativa agli eventi e ai comunicati stampa. 
Si tratta quindi di una bufala quella pubblicata da TorinoOggi? 
E perché Google fornisce quei risultati che poi sono stati nascosti? 

Il Comune teme forse contestazioni, più che legittime, da parte di comitati e cittadinanza durante una cerimonia celebrativa di una distruzione ambientale? 
Sono risposte che una amministrazione pubblica dovrebbe fornire, ma a fronte del suo comportamento in tutta la vicenda di costruzione dello pseudo parco di educazione sportiva e ambientale, non c'è da stupirsi che il Comune di Torino sia invece fantasma. 
 

17 settembre 2026

L'Altra Torino alle feste c'è! (2)

 


Sono iniziate le discussioni sulle prossime elezioni amministrative a Torino e L'altra Torino è stata invitata a parlarne nelle feste di partito. 

Domenica 20 settembre alle ore 21.00 saremo quindi presenti alla Festa in Rosso - presso il Circolo Sa Lolla, corso Umbria 28 - per intervenire nel dibattito “L’Altra Torino per l’alternativa”.

Con:
Simona Bombieri e Giovanni Limone, portavoce de L’Altra Torino 
Roberto Gelli, ambientalista, 
Dario Padovan, Università di Torino, 
Laura Piana, giurista e ambientalista
Tommaso Casati, comitato Vanchiglia
Julio Peluffo, comitato Voci Migranti
Terry Silvestrini, ex Consigliera comunale
Sono previsti interventi di movimenti e comitati
Coordina: Annalisa Anzivino

 Invitiamo tutt* a partecipare.

Qualcun altro vuole invitare L'altra Torino alla propria festa? Invitateci, noi veniamo!

15 settembre 2026

Gli avversari del Consiglio comunale sono i cittadini che vogliono partecipare e migliorare la loro città!

 


Il Consiglio comunale di Torino, ieri,  -  dopo aver stravolto la deliberazione di iniziativa popolare sul diritto alla casa e quella sulla tutela del verde pubblico urbano  - ha deciso per l'ennesima volta di non prendersi cura dei beni comuni respingendo la delibera di iniziativa popolare "Salvare l'acqua per salvare il futuro” presentata dal Comitato Acqua Pubblica Torino (qui il loro comunicato).

Lo schiaffo arriva non solo ai movimenti per l' acqua, ma  ai cittadini preoccupati per il progressivo trasformarsi della gestione di Smat da industriale a finanziaria, per il costante aumento della tariffa, per lo spreco idrico tanto più tragico nel quadro del cambiamento climatico in corso. I comitati da anni chiedono al comune di interessarsi di Smat non solo quando si tratta di incassare i dividendi e la risposta è questa: si respinge la proposta dei cittadini e si approva al suo posto una mozione verbosa, contorta e fuorviante .

Lo stesso schiaffo arrivato ai 2500 cittadini che avevano sottoscritto la proposta di delibera popolare, che chiedeva criteri molto più conservativi e di vietare l'abbattimento indiscriminato di intere alberate o di esemplari sani, completamente stravolta e svuotata dagli emendamenti del consiglio.

E ancora lo stesso schiaffo è arrivato alle migliaia di cittadini - ricordiamo che occorrono la presenza di un comitato promotore e la firma di amento 1500 cittadini titolari del diritto di voto a Torino - che chiedevano una decisa politica a favore del diritto all’abitare, approvato solo dopo modifiche che ne avevano svuotata la portata politica.

Quindi appare evidente che al Consiglio Comunale l’acqua piace, ma solo se è di rose, non certamente se si tratta di beni comuni pubblici da difendere, tutelare e ampliare, così come i cittadini piacciono solo quando invadono le strade per omaggiare il Sindaco o partecipano entusiasti a tutti i Grandi Eventi.

L’Altra Torino non solo è al fianco e sostiene attivamente le lotte dei comitati, ma chiederà una modifica degli strumenti di partecipazione popolare, affinché le istanze dei cittadini vengano prese nella dovuta considerazione.

Il 2027 potrebbe essere l'occasione giusta per una svolta posssibile.
 

10 settembre 2026

L'Altra Torino alle feste c'è!

 


Sono iniziate le discussioni sulle prossime elezioni amministrative a Torino e L'altra Torino è stata invitata a parlarne nelle feste di partito. 

Non dal PD ovviamente, ma dal PCI domenica 13 settembre e da Rifondazione Comunista domenica 20.
 

Domenica 13 settembre alle ore 10.30 saremo quindi presenti alla festa della federazione torinese del Partito Comunista Italiano, presso il Circolo Arci La cricca, via Carlo Ignazio Giulio 25 bis per intervenire con la nostra portavoce Simona Bombieri nel dibattito  "Per una vera alternativa di governo della città" con Dario Ortolano, segretario provinciale del PCI e Fausto Cristofari in rappresentanza di Rifondazione Comunista. 
Invitiamo tutt* a partecipare. 

Qualcun altro vuole invitare L'altra Torino alla propria festa? Invitateci, noi veniamo! 

08 settembre 2026

INCONTRO PUBBLICO IN PRESENZA E ONLINE - una nuova industria, per i bisogni sociali, contro la guerra


 

MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026 ore 18.00
presso il CENTRO STUDI SERENO REGIS 
(via Garibaldi 13, Torino)

incontro pubblico

diretta online su zoom 
https://us06web.zoom.us/j/87691096609?pwd=SLww9dujAsrC8SpmFFJsPEYLjpeFWe.1 

con 

Gianni Mannori (FIOM Mirafiori Stellantis)
Francesca Governa (Politecnico di Torino)
Stefano Valerio (ricercatore socio-economico))
Interventi e testimonianze dalla città e dai posti di lavoro
Introduce: Fausto Cristofari (L'Altra Torino)

 

*per un percorso di partecipazione alternativo alla crisi industriale e al lavoro povero; 
*per produzioni utili ai bisogni della cittadinanza; 
*per dire no all’ipotesi di far diventare Torino un Polo dell’industria della guerra.  

Da 60.000 a 11.000 dipendenti e da 1 milione a 30.000 auto prodotte: questa è la parabola di Mirafiori. Peggio ancora se parliamo dell’industria a Torino, che pure aveva un indotto capace di eccellenze come Comau, i designer di fama, oltre alle centinaia di “boite” sul territorio. 
Eppure, questo declino non era inevitabile: se la proprietà avesse investito sul futuro dell’auto sostenibile, se lo Stato e le Amministrazioni Locali si fossero preoccupati della mobilità complessiva e non avessero solo assecondato le decisioni della “famiglia” - quella che poi ha venduto e ora investe in sanità privata e moda - le cose avrebbero potuto andare diversamente.

Invece Torino è  passata, nell'indifferenza degli amministratori pubblici, dalle attività industriali al primato della rendita fondiaria (supermercati e Bed and Breakfast) dal lavoro metalmeccanico, ma anche chimico, duro ma tutelato, al lavoro nel turismo, nella ristorazione, nei servizi, spesso con occupazione precaria, salari da fame e scarse tutele. Percorsi analoghi si verificano anche nel pubblico, dove il lavoro stabile viene sostituito da cooperative poco sociali, appalti al ribasso e precarietà a raffica.

Non possiamo e non vogliamo rassegnarci ad un percorso in cui le poche “isole” di sviluppo siano le aziende belliche, che fanno soldi sul clima di guerra - per altro sfruttando il finanziamento pubblico - o le istituzioni finanziarie che rastrellano i risparmi della gente. 

Vogliamo batterci per una città dove l’industria produca beni utili ai consumatori e alla comunità, sostenibili per l’ambiente; che soddisfi i bisogni primari dei cittadini, dai trasporti alla salute, all'istruzione, senza affidarli alla speculazione del privato; che tuteli chi lavora, in qualunque settore lo faccia, a partire dai settori controllati dal pubblico.

Per questo L'Altra Torino inizia un confronto con tanti soggetti che operano in città, dai sindacati ai comitati ambientalisti, per identificare obbiettivi e strumenti per costruire un’altra Torino, fatta di industrie sostenibili, di servizi, di luoghi di incontro, in cui lavoro, ambiente, consumi  e qualità della vita non siano in contrasto tra loro.