In recenti dichiarazioni, a margine del dibattito organizzato dal Ministero dell’Ambiente, con la partecipazione del ministro Pichetto Fratin, dal titolo: “Da Fermi al futuro”, che si è svolto lo scorso 16 giugno, il sindaco Lo Russo si è lanciato in alcune esternazioni che costituiscono un’apertura all’uso dell’energia nucleare. Come intrepretare diversamente, del resto, una frase (riportata da La Stampa) in cui Lo Russo dice: “Il nucleare contribuisce alla decarbonizzazione? La risposta è certamente sì. Ma questo non elimina il ruolo delle fonti rinnovabili”. Sì al nucleare, dunque, ma - bontà sua - senza escludere del tutto le rinnovabili. Secondo Lo Russo il tema va affrontato “senza ideologie”. A parte un problema fondamentale di democrazia (i referendum che hanno bocciato l’uso del nucleare), ragioniamo, allora, su alcuni fatti.
Il costo (fattore ritenuto fondamentale anche da Lo Russo) delle rinnovabili (eolico, fotovoltaico) è diminuito negli anni di circa il 90%; il costo del nucleare è invece in crescita.
Per avere una nuova centrale nucleare servirebbero almeno 15 anni, mentre il problema è oggi, e le rinnovabili sono disponibili in tempi brevi.
L’Italia non possiede uranio, e quindi, dalla dipendenza del fossile si passerebbe alla dipendenza dall’uranio.
Dopo 40 anni, il problema delle scorie resta irrisolto: non si riesce nemmeno a trovare il luogo per il loro deposito, mentre in Piemonte ce le ritroviamo a Saluggia, in un territorio a rischio esondazione; una volta stoccate, le scorie venno tenute sotto controllo per almeno 300 anni.
Che senso ha, allora un’apertura all’uso di un‘energia non immediatamente disponibile e che resta tutt’ora assai pericolosa (visto che la fusione, verso la quale occorre comunque mantenere una posizione di precauzione) è di là da venire? Si pensi, piuttosto, a togliere gli ostacoli burocratici verso le energie rinnovabili, anziché lanciarsi, senza basi concrete, in dichiarazioni di “apertura” che non hanno alcuna ragione di essere!
