07 luglio 2026

giovedì 9 luglio, incontro pubblico: "Ondate di calore, politiche dell’energia, ingiustizie climatiche. Il caso di Torino"

condividiamo e invitiamo a partecipare    

Giovedì 9 luglio ore 17.30 – Campus Luigi Einaudi
Assemblea scientifico-popolare

Ondate di calore, politiche dell’energia, ingiustizie climatiche
Il caso di Torino

Introducono: Maria Cristina Caimotto, Dario Padovan, Angelo Tartaglia


La recente ondata di calore sta mettendo in luce tutta la debolezza e l’ipocrisia delle politiche energetiche e climatiche torinesi. Annunciate a maggio dall’amministrazione, le misure contro le già ampiamente previste ondate di calore si riducevano a un elenco sommario di luoghi refrigerati, aperti dalle 15 alle 18 (previo acquisto di tessera). Alla prova dei fatti, l’inefficacia è stata evidente, così come l’inadeguatezza dell’infrastruttura di rete e la pressoché totale assenza di interventi a garanzia della continuità del servizio da parte del gestore Ireti, di cui il Comune di Torino è socio di maggioranza.

Le problematiche sollevate da queste ondate di calore sono rilevantissime e raramente affrontate pubblicamente. Per questo vogliamo promuovere un incontro pubblico scientifico-popolare, in cui discutere intorno ai seguenti nodi critici.

1. L’utilizzo massiccio e l’incentivazione degli impianti di condizionamento innesca una spirale negativa/circolo vizioso con due conseguenze dirette: spinge su soluzioni individuali/private, alimentando inevitabili disuguaglianze di accesso all’energia e alla climatizzazione; lega ondata di calore e sovra-utilizzo della rete elettrica, dato che il raffreddamento degli ambienti interni causa incremento di temperatura esterna e richiede maggiore raffreddamento e consumo di energia.

2. L’amministrazione locale, pur non negando la presenza del cambiamento delle temperature, ha sottovalutato questo effetto e riposto piena fiducia (e poco controllo) sul ruolo di Ireti nel far fronte all’impennata (prolungata) nei consumi. La sottovalutazione da parte dei tecnici delle conseguenze del sovraccarico dovuto all’accensione contemporanea di migliaia di condizionatori è stata evidente. L’irritazione del sindaco per l’inefficienza del gestore e i blackout della rete a danno dei proprietari di sistemi di condizionamento mostra disinteresse verso la maggioranza della popolazione metropolitana che non ne dispone e perciò non contribuisce al consumo di energia elettrica e al riscaldamento dell’ambiente esterno rispetto a quello raffreddato, ma ne subisce le conseguenze dal lato dei blackout e dell’abbandono tecnico.

3. La geografia delle isole di calore urbano a Torino è infatti profondamente diseguale, concentrandosi nelle aree di maggiore vulnerabilità socio-materiale ad alta densità abitativa, con patrimonio abitativo edificato dagli anni Sessanta e Settanta, dove il disagio climatico aggrava situazioni di vulnerabilità sociale, economica e demografica. Qui la canicola solleva questioni politiche e pratiche: si aggrava il già diseguale diritto all’abitare, con edifici in cemento armato, inefficienti, sovraffollati, privi di refrigerazione, che spingono centinaia di persone a dormire in strada per sopravvivere alle notti tropicali, o a riversarsi nelle aree verdi e presso i corsi d’acqua cercando la possibilità di bagnarsi e rinfrescarsi (la battaglia del canale Saint-Martin a Parigi ha costretto il potere ad accettare nuovi ma in realtà antichi modi di fruire del corso d’acqua).

4. Il problema delle ondate e delle isole di calore urbano va dunque affrontato su un piano strategico e di pianificazione non solo dei servizi urbani, ma delle stesse architetture cittadine. Il Piano di Resilienza Climatica della Città di Torino deliberato nel 2020 lo aveva riconosciuto, propugnando tra i principi fondamentali “quello di azzerare il consumo di suolo”. Tuttavia, il consumo ha continuato a crescere e ora si attendono gli effetti del nuovo PRG sull’aumento di cubature e sulla tutela di aree verdi e alberate.

5. È necessario mettere in discussione le scelte collettive di fronte al cambiamento climatico. La risposta all’ondata di caldo non si limita alle semplici precauzioni. Bere, proteggersi e limitare gli sforzi rimane necessario, ma questo non dice quasi nulla delle decisioni più strutturali. Piuttosto che inseguire la domanda di energia di 250 mila condizionatori, altre scelte e strategie andrebbero considerate: ristrutturare gli edifici, piantumare vegetazione nei cortili, adeguare gli orari, mantenere o rinviare gli esami, proteggere il personale, finanziare i lavori, organizzare la continuità del servizio pubblico. Tutto ciò comporta scelte, responsabilità, budget e talvolta contraddizioni.

Questo incontro pubblico intende politicizzare la canicola, ovvero evidenziare che si tratta di un problema collettivo e pubblico e che non può rimanere né elemento di polemica in mano alla destra cittadina e regionale, né un problema di tecnici e amministratori delegati di Iren, Ireti, Smat. Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo. Il caldo è un fenomeno fisico, ma le sue implicazioni e conseguenze sono profondamente sociali e sociali, e non meramente tecniche, devono essere le soluzioni per mitigarne gli effetti.