31 luglio 2026

THYSSENKRUPP: QUANDO LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI


 

Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, Antonio Schiavon. 
Sono i nomi dei 7 operai che il 6 dicembre 2007 persero la vita nel rogo dello stabilimento della Thyssenkrup, allora in dismissione e con scarsi controlli sulla sicurezza. 


Il fatto destò un’enorme impressione sulla città, con migliaia di persone che parteciparono ai loro funerali, in un’atmosfera plumbea, commossa, e densa di tensione e di rabbia. 
Il processo che ne seguì riconobbe, anche grazie all’opera di Raffaele Guariniello, le responsabilità dell’azienda nel tragico rogo. Harald Espenham, era, all’epoca dei fatti, l’AD di Thyssenkrupp

Dal processo emerse che aveva dato l’ordine di cessare le opere di manutenzione dell’impianto, in vista del trasferimento a Terni, riducendo così le necessarie misure di sicurezza. Nel 2011 fu condannato a 10 anni e 6 mesi. Poi si verificò la progressiva riduzione della pena, ridotta in appello, nel 2013, a 10 anni. Dopo nuovo processo ordinato dalla Cassazione, nel 2015 la pena venne ridotta ulteriormente a 9 anni e 8 mesi. Riconosciuto colpevole di “omicidio e incendio colposi con colpa cosciente” venne condannato nel 2020 anche in Germania, ma con pena ridotta a 5 anni. 
Ne venne infine disposto l’arresto nel 2020, che però non venne eseguito che nel 2023. 

Ma Espenham doveva restare in carcere solo la notte, potendo così continuare a lavorare per Thyssenkrupp e proseguire la sua carriera. Tanto da essere ora nominato da Thyssenkrupp AD di Rasselstein, azienda tedesca di Andernach. 

Si tratta certamente di un’ulteriore ferita inferta alla memoria delle vittime di quella giornata infernale. Mentre, intanto, anche la bonifica dell’area dell’ex Thyssenkrupp langue. 

E, soprattutto, mentre la sequela delle morti sul lavoro, che ci si ostina a non voler chiamare omicidi, ha proseguito e prosegue quasi indisturbata, senza che vi sia la volontà reale di affrontarla e risolverla. 

Alla costernazione del momento, segue l’oblio, mentre i percorsi processuali si trascinano per anni. 



E’ proprio a quell’oblio che vogliamo dire di no: la sicurezza sul lavoro (ma si preferisce sempre parlare di sicurezza in ben altro senso) deve essere in cima all’agenda di qualsiasi forza politica interessata a mantenere una propria qualche dignità. 
Per insistere nel sostegno alle vittime e ai loro familiari, per potere finalmente dire, senza che ciò appaia un’illusione: MAI PIU’!


 


29 luglio 2026

MAZZOLENI BIFRONTE: ASSESSORE A TORINO, IMPUTATO A MILANO

 


E' arrivata ieri e oggi viene ripresa solo da alcune testate informative torinesi la notizia del rinvio a giudizio dell'Assessore all'urbanistica di Torino Paolo Mazzoleni, per una delle cinque inchieste relative ad abusi edilizi che lo vedono coinvolto a Milano come progettista di palazzi, secondo la Procura costruiti in violazione delle regole edilizie, complice anche l'Amministrazione comunale che aveva reso più labili le regole edilizie. 

Il progettista milanese qui a Torino invece ha recentemente portato a compimento il progetto preliminare del futuro piano regolatore cittadino, che rende più labili le regole per le concessioni edilizie e le affida completamente alla trattativa diretta tra i privati proprietari di terreni e costruttori, con l'intervento del Comune  limitato alla contrattazione del ritorno economico che gliene deriva dalla concessione della libertà di costruzione, effettuata senza  procedure pubbliche proprio come succedeva a Milano e senza nessuna programmazione delle conseguenze sulla città  in termini di servizi pubblici da fornire agli abitanti in più che si prevedono. 

Il progetto preliminare del nuovo piano regolatore nei piani dell'attuale e prossimo candidato sindaco  Lo Russo e della maggioranza politica che lo sostiene dovrebbe diventare definitivo con il voto del Consiglio comunale entro fine anno, in modo che le nuove  regole urbanistiche semplificate siano applicabili prima delle elezioni amministrative del maggio prossimo e possano diventare quindi materia per la campagna elettorale

Questo obiettivo è ben presente da tempo, e per la sua realizzazione Sindaco e maggioranza comunale hanno sempre considerato irrilevante il progressivo coinvolgimento dell'Assessore all'urbanistica nelle indagini per reati edilizi, prendendo le sue difese o ignorando l'esistenza di questi ultimi, mentre quasi tutta l'opposizione ha manifestato in modo molto blando perplessità sul suo ruolo di privato libero professionista.

Solamente dal basso, ad opera di comitati di cittadin*, sono arrivate più volte critiche e sono state prese iniziative per chiederne la rimozione. La prima udienza del processo, preliminare, è stata fissata a Milano per il 25 novembre, presubilmente pochi giorni prima della votazione in consiglio comunale della versione definitiva del nuovo piano regolatore, almeno nei piani di sindaco e maggioranza comunale. 

28 luglio 2026

Guardare il dito e non vedere la luna



“…la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio e il vero dire no è dire no a quella devastazione.” Da queste parole di Nicoletta Dosio, emblema della resistenza NO TAV occorre partire, se vogliamo provare, non a esprimere giudizi, ma a condividere alcune riflessioni su quanto accaduto lo scorso fine settimana a Chiomonte. 

Ed è nostro compito farlo, se davvero vogliamo che il percorso politico e gli obiettivi che ci siamo dati abbiano un senso, sia al nostro interno che fuori, tra le persone, le compagne e i compagni a cui ci rivolgiamo perché assieme vogliamo arrivare in Sala Rossa alle prossime elezioni comunali.

Altrimenti non saremmo diversi dai partiti del cosiddetto campo largo, o centro-sinistra pallido che in queste ore stanno dando il meglio di sé nella perfetta imitazione dello struzzo.

Dobbiamo partire da una valle, non da una città, da una valle che si è vista imporre una “grande opera”, inutile e fuori tempo sin dall’inizio, quanto ai mirabolanti scenari decantati: prima, di unire in poche ore di treno l’Europa, poi, di trasportare merci a velocità supersonica, ma assolutamente utile e in tempo per risvegliare e foraggiare appetiti, clientele, affari e affaracci di ogni tipo.

E mentre adesso anche coloro che entusiasticamente la supportavano - vedi Sorgi - cominciano a esternare dubbi sulla sua utilità, resta un territorio devastato, cementificio e militarizzato e che probabilmente non sarà possibile ripristinare, perché per quello sì che mancheranno le risorse.

Dobbiamo partire da una valle e dai suoi abitanti, cui non è mai stato chiesto se fossero d’accordo o meno, e che hanno provato ad opporsi assieme a tutte le altre persone - donne, uomini, giovani, anziani - che pur non vivendo lì, hanno partecipato alle lotte, in valle e in pianura, nei paesi e nelle città che in questi anni hanno cercato di fermare lo scempio che stava avvenendo.
E le cosiddette compensazioni, semplici elemosine che non compenseranno l’impatto provocato da sciagurate decisioni che impattano per sempre un territorio, appaiono ancora di più, passateci il termine, prese per i fondelli.

Ciò che è accaduto a Chiomonte sabato scorso potrebbe sembrare una liturgia: musica, casino, botte e idranti, controlli e roboanti dichiarazioni da parte di Governo e dei mass media che ne amplificano i proclami, e, aspetto ancora più preoccupante, anche se in qualche modo scontato,  gli auspicati inasprimenti repressivi: preoccupante, ad esempio, che si parli di “proiettili di gomma”, cosi come l’estensione del concetto di “terrorismo” a forme di lotta, magari dura, ma certamente non terroristica.

La realtà è tutt’altro che slogan, dichiarazioni urlate o messaggi costruiti per un post su X. È complessa e questa complessità non può essere appiattita senza rinunciare a comprenderla. È fatta di piani diversi che si intrecciano e che solo chi osserva in buona fede può provare a leggere nel loro insieme.

Ridurre quanto accaduto sabato scorso alle immagini degli scontri significa, ancora una volta, guardare il dito e non vedere la luna. La luna è una valle che da oltre trent’anni resiste a un’opera imposta, un territorio militarizzato, migliaia di pe
rsone che continuano a mobilitarsi perché ritengono quella devastazione inaccettabile. La luna è un conflitto sociale e politico che nessuna zona rossa, nessun reparto antisommossa e nessuna campagna mediatica sono riusciti a cancellare.

Chi oggi si scandalizza per ciò che è avvenuto dovrebbe interrogarsi innanzitutto sulle ragioni che continuano a portare migliaia di persone in quella valle, anno dopo anno. Perché il problema non è la protesta, ma ciò che la rende necessaria. E finché si continuerà a ignorare questa evidenza, limitandosi a invocare nuove misure repressive e nuovi reati, non si farà altro che alimentare un conflitto che nasce dall’arroganza di chi ha scelto di imporre un’opera senza il consenso delle comunità che quel territorio lo vivono.

Per questo non accettiamo che il dibattito venga ridotto alla sola questione dell’ordine pubblico con la consueta pratica di criminalizzare o, nel migliore dei casi, ignorare,  chi rappresenta una diversa visione di società rispetto a quella che le nostre classi dirigenti vogliono imporre.

Il tema politico resta quello di sempre: la devastazione di un territorio, l’imposizione di un modello di sviluppo che privilegia gli interessi economici e speculativi rispetto ai diritti delle persone e dell’ambiente, e la progressiva criminalizzazione di ogni forma di opposizione sociale.

Per questo, e perché siamo convintamente contro tutte le opere che devastano i territori e quel poco di ambiente naturale che ancora resiste, anche noi continueremo a opporci al TAV! 


24 luglio 2026

Libertà per il dott. Hussam Abu Safiya: finalmente il Comune di Torino si muove? 
Breve storia di un odg* arrivato, solo un po' tardi.

 

La fatica di un consigliere comunale di maggioranza che si affanna a costruire un documento da presentare in Consiglio comunale, per ottenere l’approvazione dei suoi colleghi, può dirsi premiata quando non saranno solo i componenti della sua maggioranza a dare un voto positivo. 
Il massimo della soddisfazione la proverà, il nostro ipotetico consigliere di maggioranza, quando, pur non avendo bisogno della loro approvazione, anche  quelli della cosiddetta opposizione si convinceranno che quell’odg, quelle parole su cui a lungo il nostro ha meditato, prima di depositarle a imperitura memoria sulla pagina bianca del suo portatile di servizio, quelle parole, dicevamo, sono buone e giuste anche per chi la pensa diversamente, almeno in quel caso. 

Noi di l’Altra Torino non siamo in grado di prevedere come risponderanno i consiglieri oppositori, ma possiamo esprimere qualche dubbio proprio sul contenuto del testo presentato

Intanto, nonostante Torino sia gemellata con Gaza dal 1999, non si sono viste nè sentite mai manifestazioni o dichiarazioni da parte del Consiglio comunale e nemmeno da parte del Sindaco, (e di quelli precedenti, peraltro)  a favore della popolazione palestinese. 
Nel documento sopra citato, non compare una sola parola di condanna e men che meno si accenna al tema del genocidio contro i Palestinesi. 

Dunque, pur apprezzando il gesto a favore del dott. Safiya, riconoscendo lo sforzo di organizzare una conferenza invitando Elias Abu Safya, il figlio del pediatra imprigionato da oltre cinquecentosessanta giorni, non possiamo non sottolineare che questa attenzione arriva con un clamoroso ritardo, facendo casualmente (?) seguito alle varie trasmissioni televisive a cui lo stesso Elias è stato invitato, da dove ha potuto lanciare il suo appello in favore del padre e di tutti i sanitari e degli oltre diecimila prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane. 

A pensar male spesso ci si azzecca. Lo strazio che abbiamo percepito nella voce di Elias, la dignità con cui ci ha offerto le sue parole, sfortunatamente non trovano eco nelle generiche richieste contenute nell’odg del consigliere, che non abbiamo volutamente nominato. Il presidente della commissione legalità accoglie persino con garbo, e ci mancherebbe, le accuse di alcuni dei presenti (attiviste e attivisti di Torino per Gaza). 

Intanto il genocidio a Gaza continua e il dott. Safya rischia la morte nel peggior carcere israeliano.  

(*odg - ordine del giorno- se approvato dal Consiglio comunale, è l’atto con il quale esso esprime la propria posizione, o formula proposte e richieste, su questioni di rilevante interesse pubblico esulanti la competenza amministrativa del Comune. )
 

23 luglio 2026

INDAGINE SU UN ACQUEDOTTO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO

 

 


 

 Il Comitato Acqua Pubblica Torino ha diffuso un comunicato (qui il link)  grazie al quale veniamo a conoscenza che il nostro acquedotto perde il 38,9% dell’acqua trasportata. Il dato emerge dalla relazione al bilancio 2025 di Smat Spa, società che gestisce il servizio idrico nella Città Metropolitana, della quale il Comune di Torino è il principale azionista

Già di primo acchito la percentuale pare molto alta, ma lo diventa ancor di più se si considera che il livello di perdite posto come parametro di efficienza da Arera, l’Autorità nazionale regolatrice del servizo idrico, non deve superare il 25%. E impensierisce la tendenza alla crescita dello spreco, che nel 2021 era del 33,4%

Come riportato nel comunicato, gli obiettivi di riduzione delle perdite che Smat si era prefissata (30% nel 2025), non sono stati raggiunti e sorgono pertanto dubbi sull’efficacia degli investimenti effettuati in questi anni.

In attesa che Smat spieghi questa situazione, ci si chiede come mai solo un’associazione di volontari, quale è il Comitato Acqua Pubblica, si sia accorta di un fatto così importante.
Chi ci amministra e i mezzi di informazione sono concentrati sui brillanti risultati di bilancio, e non hanno avuto la pazienza di scorrere la corposa relazione sulla gestione, dove il dato era nascosto.

Ci chiediamo se chi governa Torino si renda davvero conto di quanto sia grave lo spreco idrico
Lo segnala il Comitato Acqua ma già da parecchi anni la comunità scientifica ha lanciato l'allarme: a causa della devastazione ambientale e della conseguente alterazione del clima, l’acqua sta diventando una risorsa sempre più scarsa; il tema della sua tutela dovrebbe essere centrale per ogni classe dirigente che operi davvero per il bene comune. E il gran caldo e la siccità di queste settimane qualcosa dovrebbero insegnare.

 Invece, pare che non sia così. Non si spiega altrimenti il sostanziale disinteresse del Consiglio Comunale e della Giunta  per la proposta di delibera di iniziativa  popolare sulla tutela dell’acqua, che ha nel contrasto allo spreco idrico uno dei suoi punti qualificanti. Purtroppo non è la prima volta che iniziative di partecipazione dei cittadini vengono trascurate o stravolte al momento di votarle. Vedremo come finirà questa volta, ma occorre un grosso sforzo per essere ottimisti. 

L'Altra Torino condivide le preoccupazioni espresse nel comunicato, ritiene che il compito di chi gestisce un bene indispensabile e prezioso come l'acqua - a maggior ragione se a rilevante partecipazione pubblica - non può essere la ricerca di utili, ma l'erogazione un servizio senza sprechi e a costi politici.
Seguiremo con attenzione l'iter della deliberazione di iniziativa popolare perchè - come recentemente successo per la deliberazione presentata dai comitati ambientalisti sulla gestione degli alberi - il contenuto non ne venga stravolto.

 

17 luglio 2026

AEROSPAZIO: UNA FALSA ALTERNATIVA

 

 


Molto si parla, in questi ultimi tempi del marcato sviluppo del settore dell’aerospazio a Torino e in Piemonte.  È una questione importante, che merita di essere approfondita. È ciò che abbiamo cercato di fare incontrando, come L’Altra Torino, Ugo Bolognesi, responsabile FIOM per l’aerospazio, che ringraziamo per la grande disponibilità dimostrata. Da tale interscambio sono emerse varie tematiche, che proviamo qui a richiamare. 

Incominciamo dicendo che, ad oggi, le aziende legate all’aerospazio sono quasi le uniche ad assumere personale. I numeri, però, dimostrano che questo settore non è assolutamente in grado di sopperire al declino industriale che si è verificato sul nostro territorio negli ultimi 15-20 anni e alle grandi difficoltà in cui versa il settore automotive. Questo sia per le dimensioni che l’automotive ha sempre avuto nel nostro territorio, sia perché il fabbisogno di manodopera dell’aerospazio è assai distante da ciò che rappresentava (e in parte ancora rappresenta) l’automotive. Per fare un esempio, negli ultimi 2-3 anni, fra Leonardo,Thales, Avio e Safran (principali aziende Aerospaziali) vi sono state circa 1.000 assunzioni, utilizzando per lo più la modalità della somministrazione di mano d’opera con successiva eventuale conferma. In questo ambito, vi è una sostanziale equivalenza fra il numero di  assunzioni che riguardano figure di alta professionalità, come gli ingegneri, e le assunzioni di operai (comunque specializzati: nell’aerospazio la produzione non prevede la presenza di linee di montaggio). Possiamo anche segnalare il caso delle assunzioni fatte alla ex Selex di Caselle, ora Divisione elettronica di Leonardo (rimarcando di passata il fatto che qui si dimostra il senso, diversamente da quanto avvenuto in altre situazioni, del mantenimento in vita di un settore come quello elettronico/informatico). I giornali hanno anche parlato nei giorni scorsi di 100 assunzioni (per ora solo annunciate), alla MBDA (partecipata Leonardo), per la produzione di componenti per i missili. Si tratta comunque di piccoli numeri, se confrontati con le perdite di posti di lavoro che si sono nel contempo verificate nell’automotive e in altri settori  

Una particolarità del settore aerospaziale è che parliamo soprattutto di aziende partecipate dallo Stato (non solo italiane, come Leonardo: Safran ad esempio è partecipata dallo Stato francese). Fra le varie produzioni, quella dei caccia Eurofighter può considerarsi ormai “vecchia”, ma ciò non le impedirà di reggere ancora per una ventina d’anni (coinvolgendo Paesi come Italia, Spagna, Kuwait, Turchia, Egitto). In parallelo procede il progetto per i nuovi caccia GCAP (in cui l’Italia collabora con Giappone e Regno Unito), con l’assunzione di qualche centinaio di ingegneri. Sul progetto si stende però un velo di segretezza molto elevato; il progetto procede, ma parliamo di programmi con orizzonte temporale lunghissimo, con il primo volo previsto nel 2035.

Nelle aziende di cui stiamo parlando vi è certamente (anche se non si hanno dati precisi) una notevole presenza di personale soggetto a NOS (Nulla Osta Segretezza), la cui applicazione costituisce un costo significativo per le aziende, con un sistema di controlli assai pesante. 

Il sistema complessivo si regge, oltrechè sulle più grandi concentrazioni, come Caselle, Politecnico, corso Marche, anche sulla presenza di una miriade di piccole imprese diffuse sul territorio, con una rete di appalti dove la sindacalizzazione (peraltro difficile anche nelle concentrazioni più grandi) è particolarmente difficoltosa. Vi sono state di recente alcune esperienze di attivazione, sulla scia del grande movimento di solidarietà con Gaza dello scorso anno, di alcune RSU del settore, coinvolgendo anche personale con età medio-alta, con una partecipazione alle assemblee significativa, seppur non altissima. La cybersecurity rappresenta un altro ramo importante nel settore. 

Il rapporto con Israele, che è stata una delle questioni principali toccate dai movimenti dell’autunno, è bi-direzionale, con un forte potere di condizionamento da parte israeliana. 

Per ciò che riguarda la Cittadella dello Spazio, il suo sviluppo procede con una certa lentezza. Va tenuto presenze che qui si prevede un utilizzo significativo di risorse economiche, anche da PNRR, che ha innescato vari “appetiti”, con intrecci fra capitale pubblico (Politecnico) e privato. Vi è al centro l’area limitrofa a corso Marche, lasciata vuota con il trasferimento delle produzioni allo stabilimento di Caselle e la cui proprietà resterà nelle mani di Leonardo.

L’ipotesi di una riconversione dalla produzione automotive a quella legata all’aerospazio è sicuramente presente, ma non risulta che nell’area vi siano già aziende che l’abbiano concretamente avviata. Va peraltro rimarcato come essa sia tutt’altro che agevole per le aziende, necessitando di vari passaggi e qualifiche. 

In tutto ciò, tema assai delicato, su cui va mantenuta un’attenzione costante, è quello del cosiddetto dual use, con produzioni che possono “indifferentemente” rivolgersi sia verso un uso civile che verso uno sviluppo militare, a cui bisogna opporsi. 

In questa situazione vi è innanzitutto la necessità di battersi per mantenere la caratterizzazione industriale dell’economia del nostro territorio, che non può prescindere dal necessario rilancio dell’automotive. Ciò non esclude naturalmente la ricerca di attività diversificate: per fare un esempio, dentro la bolla di calore che stiamo vivendo, l’IVECO avrebbe tutte le caratteristiche per poter produrre mezzi anti-incendio. A Torino permane una presenza di IVECO quasi esclusivamente nella parte “civile”, che è stata ceduta all’indiana Tata Motor (la parte militare è stata invece ceduta a Leonardo), con circa 6.000 dipendenti, dislocati per circa metà negli Enti Centrali e per un’altra metà in Powertrain. Bisognerà capire quali saranno i programmi di Tata Motor, ma non va dimenticato che permane un’esigenza marcata per la città di sviluppo del trasporto pubblico locale (prendendo spunto da esperienze, che esistono, per renderlo gratuito, o comunque più accessibile a chi è meno abbiente) a cui spesso, quando lo si è fatto, si è sopperito rivolgendosi a produttori esteri. In questo senso, lo stabilimento IVECO di Foggia sarebbe tutt’ora attrezzato per la produzione di autobus (ricordiamo in proposito la recente esperienza della Menarini, storica azienda produttrice di autobus, prima privatizzata ed ora in difficoltà).

In un simile quadro di declino e di trasformazione le amministrazioni locali, che sono state finora assai manchevoli, potrebbero e dovrebbero quanto meno assumere posizioni chiare, oltrechè agire sulle loro specifiche competenze. Gli spazi e le aree lasciati vuoti dalla de-industrializzazione sono molti: decisivo è quindi il tema del mantenimento della destinazione d’uso di tali spazi (come ad esempio l’ex Bertone di corso Allamano, che pure incide sul territorio di Grugliasco) sottraendoli dalle mani incombenti della speculazione.

Su Stellantis si conferma purtroppo con ogni evidenza la mancanza di un progetto industriale. A questo proposito, dubbi e perplessità emergono circa l’utilità dell’introduzione (a cui il governo si sta applicando) di uno strumento come la ZES (Zona Economica Speciale) per il nord. 

La transizione elettrica procede se viene sostenuta (come la FIOM ha più volte  ribadito): centrale resta in questo senso il tema della necessità di una gigafactory per la produzione delle batterie. 

Su altri versanti, per quanto riguarda ad esempio la propulsione ad idrogeno vi è sul territorio l’esempio dell’azienda belga Dumarei, che ha sviluppato un progetto in tal senso, per poi tenerlo in stallo, a fronte del disinteresse registrato. 


Su queste tematiche L’Altra Torino intende realizzare, nell’autunno, un’iniziativa pubblica
, in cui affrontare il tema dell’industria bellica nel suo legame con la necessità di opporsi, contemporaneamente, alle politiche di riarmo e al declino industriale del territorio torinese. Questi due aspetti sono fra loro intimamente connessi e difficilmente separabili: se riconversione deve esserci, contribuendo al rilancio, su altre basi, dell’automotive, essa deve realizzarsi attraverso produzioni utili alla popolazione, da definirsi con un percorso partecipato, non certamente attraverso produzioni destinate alla guerra, definite con procedure opache se non addirittura segrete. Il confronto di cui abbiamo dato conto vuole essere un primo tassello in questa direzione. 

16 luglio 2026

ARRIVANO I BUONI! (e salvano la Barriera)

 


Per fortuna c’è La Stampa! 
Se per caso qualcuno di noi si fosse abbattuto leggendo l’ultimo post da noi scritto sull’agonia di Spazio 211 e di Parco Sempione  può tirare un sospiro di sollievo! E a quanti lo hanno commentato con preoccupazione più o meno estesa o con l’insensata richiesta di restituire una zona verde ai cittadini, ebbene abbiamo la risposta! 
Le magnifiche sorti e progressive stanno arrivando anche in questa parte di città!

Nell’edizione torinese di oggi (16 luglio 2026) viene pubblicata un intervista con Luciano Mandiello, imprenditore, proprietario dal 2021 dell’area ex Gondrand con la sua società Ellemme che dichiara “A breve chiederemo i permessi a costruire al Comune, e poi inizieremo i lavori per aprire  i primi fabbricati entro il primo trimestre del 2028” 
Ma quali fabbricati? “Nascita del polo commerciale tra store di abbigliamento, palestre, diversi ristoranti e caffetterie, persino un Mac Donalds”

Già immaginiamo la gioia degli abitanti delle zone limitrofe… liberi di abbuffarsi di hamburger per poi smaltire il tutto in una palestra privata! 

Ma non è tutto, ci informa l’articolo. 
Non appena arriverà la metro 2 - questione di pochi mesi, immaginiamo, visto che l’annuncio è stato strombazzato su tutti i mass media, anche se al momento non risultano quasi atti e fatti concreti - un nuovo miracolo si appaleserà: la rifunzionalizzazione (sic) dell'ex Piscina Sempione, 23 mila metri quadrati che diventeranno un centro sportivo polifunzionale del colosso spagnolo del fitness Supera pronto a investire 20 milioni di euro, stando al project financing approvato dal Comune a marzo di quest’anno (ATTO N. DEL 122 del 10/03/2026).
Naturalmente la proposta non è pubblica, al fine di tutelarne la riservatezza dai cittadini che dovessero essere troppo curiosi. E neppure nel dispositivo della Deliberazione (che è la parte giuridicamente vincolante) si riprende quanto espresso nella narrativa della stessa  (la proposta dovrà prevedere il convenzionamento con la Città per l’accesso alle attività sportive, compresa la promozione e realizzazione di corsi destinati alle famiglie e alle persone anziane, in un’area non adeguatamente provvista, nella realtà odierna, di servizi analoghi)  ma senza ovviamente specificare come, dove, quanto, chi.

Perdonate la prolissa e sarcastica prima parte. La prima è necessaria perché se vogliamo opporci alla nuova cementificazione che sta per abbattersi sulla nostra città dobbiamo imparare la loro lingua e la seconda perché il sarcasmo e l’ironia servono per farci pensare, e forse anche arrabbiare.

Perché il dato politico è semplicemente questo: una Giunta Comunale, povera di mezzi - è vero - ma ancora più povera di idee che abdica completamente a quello che dovrebbe essere il suo ruolo, vale a dite tutelare i cittadini, offrire loro, a tutti noi, una città vivibile e sicura, attraverso la restituzione di spazi pubblici quali i parchi - oggi più che mai indispensabili - occasioni pubbliche di socializzazione e di cultura, sicurezza - con una vera opera di prevenzione, e non soltanto blitz buoni per titoli di giornali - insomma una vita da cittadini. Non è semplice, è vero, ma è per quello che sono stati eletti!

Invece la soluzione che  Lor Signori di Palazzo Civico tirano fuori dal cilindro - scegliendo di non opporsi ai continui tagli di risorse cui sono sottoposti i Comuni -  è privatizzare ogni volta pezzi di città al miglior, spesso unico, offerente, chiedendo in cambio una piccola elemosina in servizi che oltretutto rischiano di essere il boccone per il quale ci si dilania.

E il ridicolo, in questo caso davvero, è che non sono neppure originali! Si limitano a copiare i loro colleghi di Milano.
Se si ascoltano i contributi davvero illuminanti che Alessandro Volpi (link) MariaTeresa Roli (link) Paolo Berdini (link) hanno presentato durante l’iniziativa 1 luglio, ore 17.30: incontro pubblico sul nuovo Piano Regolatore  si capisce come gli interventi che la Stampa oggi ci riporta siano soltanto l’inizio, l’archetipo se vogliamo, di quello che succederà a Torino non appena il Piano regolatore sarà approvato!

E in ogni caso, anche i progetti dei privati, che vanno inevitabilmente a incidere sulla cittadinanza, dovrebbero prevedere una qualche forma di riscontro e di verifica preventiva da parte della popolazione, avendo ben presente che il solo modo per evitare che poi tutto si traduca in gentrificazione è una forte programmazione, pubblica e partecipata, da parte del Comune.

Per questo torniamo con forza a ribadire che come Altra Torino condividiamo e sostieniamo le iniziative  dal basso che comitati, movimenti, gruppi, associazioni e cittadin* singol* stanno portando avanti  sollecitando dall'esterno l'amministrazione comunale a confrontarsi pubblicamente sul nuovo Piano Regolatore e a fornire risposta pubblica alle numerose osservazioni arrivate al suo progetto preliminare, visto che l’azione della Giunta  fino a ora è stata soprattutto quella di sottrarsi al confronto pubblico e alle critiche puntuali che venivano fatte.

Sebbene non  sia chiaro, in tutto questo fantastico maxi intervento edil-commerciale, cosa la Giunta pensa di fare a proposito del centro del protagonismo giovanile Spazio 211, noto a molti in giro per il mondo ma sconosciuto ai componenti dell'attuale compagine politica che finge di guidare il Comune, non siamo per nulla preoccupati: a loro ci penserà Palazzo Civico, offrendo a questi lavoratori di grande e riconosciuta professionalità la possibilità di  riconvertirsi in figuranti dell’erigendo Museo Vivente La Barriera Che Fu, aperto a breve con gli oneri di urbanizzazione del polo commerciale, o alla peggio come animatori e bar-tender nelle palestre e nelle caffetterie del medesimo!